martedì 29 gennaio 2008

Il Testamento Islamico

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

La lode appartiene ad Allàh. O Allàh, esalta benedici ed abbi in gloria il Tuo servo e apostolo Muhàmmad, la sua Famiglia e i suoi Compagni.


Quanto sopra doverosamente premesso, io, sottoscritto(a) (nome e cognome) residente attualmente a (nome della località) in via/piazza (indicazione dell’indirizzo), nella piena capacità di intendere e volere ordino, pubblico e dichiaro le mie ultime volontà riguardo al trattamento della mia salma, il mio funerale e la mia sepoltura.

Rendo testimonianza che non c’è divinità tranne Allàh, l’Unico, il Misericordioso l’Onnipotente Creatore dei cieli e della Terra e di quanto vi è in essi, Dio di Abramo, Mosè, Gesù e Muhàmmad, e di tutti i Profeti, su loro la pace. Egli è unico titolare della qualità divina, nella quale non ha condomino a nessun titolo, né di socio, né di figlio.

Rendo testimonianza che Muhàmmad saas è Suo servo, messaggero e ultimo dei Suoi Inviati.

Rendo testimonianza che Allàh è la Verità, che la sua promessa è verità e che l’incontro con Lui è verità.

Rendo testimonianza che l’avvento dell’Ora è verità, riguardo al quale non c’è alcun dubbio, e che Allàh, rifulga lo splendore della sua Luce, scevro di ogni difetto e imperfezione, con certezza resusciterà i morti di tutte le generazioni dell’umanità, della prima e dell’ultima e di tu tutte le intermedie.

Ai miei parenti e amici, ai miei fratelli e alle mie sorelle nell’Islàm, a tutti coloro che rimarranno dopo di me, io consiglio di compiere ogni sforzo per essere veri Musulmani, in obbedienza al loro Creatore, rifulga lo splendore della sua Luce, e di adorarLo, in quanto è solo Lui il titolare del diritto di essere adorato, di temerLo, perché solo Lui ha titolo per essere temuto, e di amare Lui e l’Apostolo suo, Muhàmmad saas con amore completo ed esclusivo. Obbediscano, quindi, a Lui soltanto diffondano e impiantino, saldamente, la Sua religione, l’Islàm, e muoiano in completa e assoluta sottomissione alla Sua Volontà.

Ricordo loro che nessuno, uomo o donna che sia, muore prima che sia giunto il suo tempo di morire; che la durata di ciascuna vita è determinata con precisione prima che ciascuno di noi venga al mondo dall’Onnipotente Creatore, rifulga lo splendore della Sua luce. La morte è un evento tragico soltanto per colui o colei che ha vissuto la sua vita, ingannando se stesso senza sottomettersi al Creatore e senza prepararsi al ritorno finale a Lui. Non affliggetevi, quindi, per la mia dipartita, ma traetene spunto per fare opportuni preparativi alla vostra. Siate pazienti e composti nel cordoglio come la religione dell’Islàm prescrive. L’Islàm consente che il lutto dei parenti non superi i tre giorni, benché alle vedove sia richiesto il lutto per quattro mesi lunari e dieci giorni, fino a quando, cioè, la loro ‘iddah (periodo di attesa) sia conclusa. Le eccessive lamentazioni e le scene di disperazione sono proibite dal Creatore e riflettono soltanto mancanza di consapevolezza islamica e subordinazione alla volontà di Lui, rifulga lo splendore della sua Luce.

Infine, chiedo a tutti i miei parenti, amici e a tutti gli altri, sia che abbiano scelto di credere in ciò che io credo sia che non lo abbiano fatto, di rispettare il mio diritto insopprimibile a questo Credo, garantitomi dalla Costituzione della Repubblica Italiana, agli articoli 19 e 21. Chiedo loro di rispettare questo documento, da me redatto, e di non opporvisi o modificarlo. Piuttosto curino che la mia sepoltura avvenga come io ho richiesto che avvenga e che i miei beni siano secondo le mie precise disposizioni al riguardo. In relazione a quanto sopra, Io ordino che nessuna autopsia o imbalsamatura venga eseguita sulla mia salma, a meno che non sia richiesto dalla legge e che senza ritardo la mia salma venga lavata, composta in sudario con teli scevri da ogni ornamento e poi inumata, dopo che sia stato eseguito il rito del funerale, e che tutto questo sia eseguito da Musulmani, in osservanza dei dettami dell’Islàm.

Quanto sopra premesso, affido al fratello (indicare nome e cognome) residente a (indicare indirizzo e numero/i di telefono) l’incarico di eseguire queste mie volontà ed espletare gli adempimenti necessari per il mio funerale e la mia sepoltura secondo le norme dell’Islàm.

Nel caso che il sunnominato non sia in grado di eseguire l’incarico affido l’incarico di cui spora, in via sostitutiva al fratello (indicare nome e cognome, indirizzo e numero/i di telefono) e nel caso anche quest’ultimo non possa o voglia accettare l’incarico, nomino esecutivo il Presidente del Centro Islamico della o della comunità, o Associazione islamica della zona dove sarà avvenuto il mio funerale e la mia sepoltura; dispongo che nessuna cerimonia funebre non islamica venga eseguita in relazione alla mia morte e riguardo alla mia salma; dispongo che il mio funerale non sia accompagnato da marce funebri, bandiere, stelle e mezzelune, ritratti, simboli islamici e non islamici, e che essi vengano collocati sul luogo della mia sepoltura; dispongo che la mia salma non sia trasportata oltre una ragionevole distanza dal luogo della mia morte, specialmente quando il trasporto richiederebbe l’imbalsamazione, a meno che il trasporto a lunga distanza non si renda necessaria per raggiungere il più vicino cimitero musulmano, o altro cimitero musulmano scelto dalla mia famiglia musulmana; dispongo che la mia tomba sia scavata nella terra in completa conformità alle regole della pratica islamica e che essa sia orientata nella direzione della Mecca, nella penisola araba, in direzione della quale si orientano i Musulmani nel Rito d’adorazione; dispongo che la a sala, avvolta nel sudario, sia sepolta, senza cassa, in modo che sia separata dalla terra. Nel caso che leggi locali prescrivano inderogabilmente che la sepoltura avvenga in una bara, ordino che essa sia del tipo più semplice e più economico possibile e, inoltre, che la bara sia lasciata aperta durante le esequie e riempita di terra a meno che non sia proibito dalla legge; dispongo che la mia tomba sia sllo stesso livello del suolo o solo leggermente più alta, senza costruzioni o strutture permanenti di qualsiasi genere su es; l’indicatore, se necessario, ha da essere una semplice pietra, sulla quale non ci devono essere iscrizioni o simboli, al solo scopo di indicare la presenza della tomba.

Seguono le diposizioni testamentarie relative al patrimonio

Nome legale …
Nome islamico se differente …
Firma autografa
Autentica notarile della firma
Firme dei testimoni
Firme del notaio


L’atto dovrà essere redatto in triplice copia, una delle quali è per l’archivio notarile, una per il testatore e una per l’esecutore testamentario.

sabato 26 gennaio 2008

Dott. Kamel Sharif

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

Amman- Quds Press Service

Nella capitale giordana Amman è stato dato l’annuncio della morte del dott. Kamel Sharif mercoledì 23 gennaio 2008 all’età di 80 anni. Sharif (che Allàh gli usi Misericordia, ndr) era considerato uno dei più eminenti pensatori islamici contemporanei e tra le figure di maggior spicco nel campo politico e giornalistico in Giordania e in tutta l’area mediorientale.
Fin da giovane il dott. Sharif aderì al movimento dei Fratelli Musulmani. Nella guerra del 1948, egli fu a capo di un battaglione dei Fratelli Musulmani, allorché la dirigenza dei Fratelli Musulmani in Egitto decise l’invio di combattenti a difesa delle terre palestinesi contro il complotto israeliano.
Quando la sua situazione si stabilizzò in Giordania, egli ricoprì l’incarico di ministro dell’Awqaf della Giordania in vari governi dal 1976 al 1984, fu membro del consiglio regale giordano ed ambasciatore per la Giordania in molti paesi fra cui Germania, Pakistan, Malesia, Indonesia, Cina. Fu a capo del Congresso generale islamico per Gerusalemme e presidente del comitato islamo-cristiano per la difesa dei luoghi santi. Fu segretario generale del Consiglio islamico mondiale per la da’wah ed il soccorso e membro della Lega islamica mondiale e dell’Organizzazione della conferenza islamica.
Kamel Sharif fondò nel 1967 insieme a suo fratello Mahmud Sharif la rivista “ad-Dustur” (la Costituzione) una delle più prestigiose riviste della Giordania.
Kamel Sharif venne insignito di molte prestigiose onorificenze giordane oltre ad un’onorificenza militare egiziana ed un’onorificenza cinese.
Sharif svolse un ruolo assai importante nel tentativo di risanare le fratture inter-palestinesi con un’opera di mediazione fra i due movimenti “Fath” e “Hamas”. Tali mediazioni permisero spesso di trovare soluzioni che riportarono ad una situazione di calma nelle relazioni fra le due organizzazioni.

Traduzione a cura di
Dott. Abdelwahab

mercoledì 23 gennaio 2008

La Zakat – la tassa sociale purificatrice: ce ne parla T. Ramadan

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clentissimo

Mentre leggevo il libro Islàm in Occidente (di Tariq Ramadan), che generosamente mi ha regalato il mio direttore (che Allàh l'Altissimo lo ricompensi per questo), mi sono imbattuto nella definizione data da questo autore al concetto di zakat (che giustamente definisce come la tassa sociale purificatrice). Una spiegazione a mio avviso molto semplice ma nel contempo molto chiara! Per cui mi è sembrato opportuno riportarvi qui una paginetta da questo libro; nella speranza che, con il permesso del Sommo Sapiente, l’importanza e la complessità di questo concetto possano esservi chiarificati.


È il terzo pilastro dell’Islàm e la sua stessa essenza rileva l’importanza della partecipazione sociale nell’universo musulmano. La zakat è chiaramente una tassa sui beni e sulle proprietà; una tassa che in primo luogo è un obbligo nei confronti di Dio. Il prelievo "purifica" sul piano religioso, sacro e morale il bene di colui che lo possiede. Così il legame con Dio, con la Trascendenza, con il ricordo del senso e della finalità della vita è iscritto e realizzato non solo nell’essere ma nell’avere e nel rapporto che ciascun essere umano stabilisce con lui. Dopo le due testimonianze dell’unicità di Dio (tawhid) e della profezia, dopo l’imposizione della preghiera che stabilisce il legame tra il fedele e il Creatore, la tassa sociale purificatrice (zakat) proietta il credente nella sfera comunitaria che si irradia dunque dalla Trascendenza e dal sacro. Nello stesso tempo, ciò che sta alla base della zakat è una concezione piena, ed etica, dell’organizzazione sociale e delle relazioni umane: colui che possiede ha dei doveri, colui che è povero ha dei diritti di fronte a Dio e tra gli uomini. L’Islàm non
concepisce la povertà come un fatto normale dell’universo sociale
e non prevede nemmeno che il rimedio a una simile distorsione sia la libera generosità degli uni nei confronti degli altri nella speranza che, miracolosamente, l’opulenza dei ricchi e la mendicità dei poveri riescano a trovare un punto di equilibrio. L’obbligo della zakat pone la questione nell’ambito del diritto e della morale e non può essere lasciata alla discrezione di ciascuno. La solidarietà sociale fa parte della fede, ne è la testimonianza più concreta: essere con Dio significa essere con gli uomini; questo è l’insegnamento fondamentale del terzo pilastro dell’Islàm.
Abu Bakr (**), il primo successore del Profeta (*), decise, contro il parere di ‘Umar (**), di combattere le tribù meridionali che non volevano più versare la zakat: bisognava essere intransigenti su una questione che, di fronte a Dio, rientra nel diritto dei poveri e quindi tutta la solidarietà costituita ne è responsabile. Non può essere una semplice questione di bontà, è chiaramente una questione di giustizia e la nozione deve essere difesa in tutte le transazioni umane. È un qualcosa che i ricchi, coloro che possiedono, non devono mai dimenticare, poiché nei loro beni, come sancisce il Sublime Corano, c’è “un diritto per il mendicante e il diseredato”.
[Tariq Ramadan, Islam in Occidente; PP.232,233]


(*) Che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria
(**) Che Allàh si compiaccia di lui

domenica 20 gennaio 2008

L’indagine di Brian Withaker sul Memri

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

Il giornalista Brian Withaker ha pubblicato un articolo che indaga sulla realtà del Memri. Il Memri, per chi non lo conoscesse ancora, sta per Middle East Media Research Institute ed è un organizzazione con sede a Washington D.C.
Si propone di eseguire traduzione (gratuite) dei vari contenuti dei media medio orientali con la volontà di essere un ponte per l’Occidente che serva a comprenderne la scena e la realtà pubblica (e politica).
Nel suo articolo che si intitola Selective Memri (La selettività del memri) pubblicato il 12 Agosto 2002, Msr. Withaker (giornalista del The Guardian), afferma che ogni tre o quattro giorni riceve come tanti altri giornalisti delle traduzioni di alta qualità di articoli di giornali tradotti dall’arabo. La sua indagine comincia quando riceve un pezzo in cui un ex medico dell’esercito iracheno affermava che Saddam Hussein avesse ordinato di amputare le orecchie a tutti i disertori. Gli fu chiesto dal suo giornale di approfondire la questione di questo articolo e dopo una piccola ricerca si delineano davanti a questo giornalista delle interessanti verità sullo stesso Memri.

Il Memri, che ha aperto filiali anche a Londra, Berlino e Gerusalemme, è finanziata dai contribuenti americani. Esso, infatti è un istituto “"indipendente"” e senza fini di lucro, che ha delle agevolazioni in materia fiscale da parte degli Stati Uniti come prevede la legge dello stesso paese.
Il giornalista inizia la sua indagine dal sito dello stesso Memri e nota alcuni particolari interessanti. In primo luogo non si trovano nomi di responsabili o di impiegati; in secondo luogo tutti gli articoli tradotti da questo istituto ricalcano l’agenda politica israeliana. Andando sempre più a scavare si trova il nome del co-fondatore e presidente, non che responsabile del sito: un certo Yigal Carmon. È un colonnello che ha servito per 22 anni l’intelligence israeliana, il Mossad; ed è anche stato consigliere di due premier israeliani: Yzhak Shamir e Ytzhak Rabin. In un’altra pagina, ormai non più reperibile, dice il giornalista, trova sei nomi. Il colonnello e altri due hanno lavorato per il Mossad, mentre dei restanti, uno ha servito nell’esercito, l’altro ha una formazione accademica e l’ultimo è un ex-attore. L’altro fondatore del centro è Meyrav Wurmser, direttrice del Centre for Middle East Policy presso l'Hudson Institute di Indianapolis; e la strana coincidenza, nota Brian, è che ‘l’onnipresente’ Richard Perle, che presiede le politiche per la difesa al Pentagono, è entrato ha far parte del consiglio di amministrazione proprio dell’Hudson Institute.
La signora Wurmser aveva anche pubblicato un interessante articolo intitolato “Can Isreal Survive Post-Zionism?” (Può Israele sopravvivere al Post-Sionismo?) in cui difende la posizione di autodifesa israeliana attaccando i sinistroidi dello stato ebraico come fossero una grande minaccia.
Insomma , per farla breve il nostro giornalista ha denunciato la politica sionista dell’istituto, che segue le direttive dello ‘Stato di’ Israele e che va in cerca di tutti gli articoli dei media arabe che possono recare danno a paesi arabi e che nello stesso momento mirano a colpire l’opinione pubblica americana. Msr. Brian conferma che sono riusciti ad ottenere grossi risultati con queste piccole traduzioni, che ovviamente nessun giornale si cura di verificare e investigare. Un primo risultato durante il 2002 lo hanno ottenuto con la pubblicazione di un articolo del giornale al-Riyadh, dove una docente universitaria ha riportato una vecchia storia risalente al Medioevo in cui si accusano gli ebrei di usare il sangue di bambini cristiani e musulmani per fare gli impasti dei dolci della festa di Purim. Secondo Brian, e mi trova d’accordo, che l’unica cosa che può dimostrare questo articolo è l’ignoranza di molti paesi arabi (comprensivi della loro classe più istruita) nei confronti dell’ebraismo e di Israele. Però il Memri è riuscito a fare passare, ingiustamente, che la testata su cui è stato pubblicato è ‘un giornale statale’, lasciando intendere che lo stato concorda con la linea del giornale, e addirittura ne controlla l’attività. In verità, al-Riyadh è un giornale di una società privata; di cui il direttore, conseguentemente, ha affermato che, poiché era all’estero nel momento di pubblicazione dell’articolo, ne ha preso visione solo dopo, e ha provveduto a presentare le proprie scuse e a licenziare la docente.
Un secondo successo nello stesso anno, il Memri lo ha ottenuto - continua il giornalista di The Guardian – quando l’ambasciatore saudita a Londra ha pubblicato una poesia su una giovane donna kamikaze sul giornale al-Hayat dal titolo: “I Martiri”. Il memri ha visto subito l’occasione per tradurla e presentarne un estratto dichiarando che decantava i kamikaze. Certo – dice Brian – che il vero messaggio della poesia dipende dalla traduzione: It could, perhaps more plausibly, be read as condemning the political ineffectiveness of Arab leaders, but Memri's interpretation was reported, almost without question, by the western media (è più plausibile che l'opera vada letta come una condanna dell'inefficacia politica dei leader arabi, ma i media occidentali hanno rilanciato l'interpetazione del Memri quasi senza metterla in discussione).


These incidents involving Saudi Arabia should not be viewed in isolation. They are part of building a case against the kingdom and persuading the United States to treat it as an enemy, rather than an ally. It's a campaign that the Israeli government and American neo-conservatives have been pushing since early this year - one aspect of which was the bizarre anti-Saudi briefing at the Pentagon, hosted last month by Richard Perle.

Gli incidenti che hanno coinvolto l'Arabia Saudita non vanno visti come casi isolati. Fanno parte di una campagna contro il regno saudita, volta a convincere gli Stati Uniti a trattarlo come nemico anziché come alleato. È una campagna intrapresa dal governo israeliano e dai neoconservatori americani fin dall'inizio di quest'anno: uno dei suoi aspetti è stato lo stravagante briefing antisaudita tenuto da Richard Perle al Pentagono un mese fa.
Il memri cerca di diffondere, e a quanto pare riesce, ciò di cui l’agenda politica israeliana necessita. Quindi diffidate dalle varie traduzioni di articoli, video, e quant’altro materiale che provenga da questo istituto e che purtroppo lo troviamo anche in italiano. Gli stessi ‘video di Bin Laden’ (laddove esistano effettivamente) non sfuggono al loro controllo, diffondendo la traduzione da loro voluta, o meglio voluta da Israele.

Quindi non ascoltate alle parole di Bin Laden o Zawahri o altri in una lingua che non sia l’arabo, o tradotte da altra fonte, perché a me non risulta che questi parlino italiano!