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giovedì 10 aprile 2008

La Finanza Islamica

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

Principali elementi di finanza islamica:

· il Corano proibisce l’interesse che rimane sempre illegittimo
· non può esserci guadagno senza compartecipazione al rischio, nel caso di un prestito che non comporta la spartizione del rischio, ogni rimborso che superi l’ammontare del prestito è RIBA’ , e quindi Haram (vietato)
· sono vietati gli investimenti verso aziende produttrici o che trasformano: alcool, prodotti a base di suini, servizi di investimento, finanziarie, banche, assicurazioni, azzardo, hotel, casinò, cinema, musica, media, pornografia, scommesse, armi, difesa militare, trasformazione del tabacco.
· Sono vietati investimenti verso aziende che abbiano sopravvenienze attive derivanti da interessi bancari superiori al 5% delle entrate (a meno che non siano destinate a scopi sociali o caritatevoli)
· Le aziende che compongono il Dow Jones Islamic Market devono :
-avere un rapporto tra il loro debito totale e la capitalizzazione media del mercato annuale superiore o uguale al 33%
-avere un rapporto tra la somma della cassa e di titoli che danno diritto a una parte di utile in forma di dividendo diviso la capitalizzazione media del mercato annuale superiore o uguale al 33%
-avere un rapporto crediti verso la clientela sul totale attivo superiore o uguale al 45%
· No acquisto titoli obbligazionari (poiché prevedono un interesse predeterminato all’origine)
· I flussi economici delle attività musulmane non devono mischiarsi con quelli non islamici (ad esempio nel caso di una Banca italiana che apra uno sportello islamico sarebbe necessaria una perfetta separazione contabile dello sportello islamico rispetto alle altre attività “contaminate” dall’applicazione di tassi di interesse.
· È probito chi incoraggia il monopolio
· Secondo la Shari’à ricorrere al debito non dovrebbe essere considerato un fenomeno ordinario e naturale ma utilizzato solo in caso di necessità
· Mutui erogati quindi senza interessi

ALCUNI CONTRATTI RISPETTOSI DELLA SHARI’A’

-Mudaraba (accomandita) dove la banca svolge il ruolo di intermediario commerciale, che compra le merci necessarie ai suoi clienti rivendendole loro e realizzando un profitto.
Si divideranno gli eventuali profitti, ma non le perdite che rimangono a totale carico della Banca.
-Musharaka (Associazione) la banca ed un imprenditore conferiscono capitale in un progetto determinato dividendo il profitto atteso secondo la percentuale stabilita. Ognuno sopporta l’eventuale perdita
-Ijàra wa iqtinà Operazioni di Leasing : il cliente paga periodicamente un canone comprensivo del costo d’acquisto del macchinario sostenuto dalla banca e un canone d’affitto per l’utilizzo del bene strumentale
-bai’mu’ajjal vendita a termine
-muràbaha vendita a premio
-Al-Istisnà appalto islamico: contratto attraverso il quale una delle parti ordina all’altra di fabbricare e fornire un bene, descritto nel contratto, con data di consegna,prezzo e data di pagamenti determinati.
-Al-Istisnà al-Tamwili : due contratti istisnà , nel secondo contratto la Banca subappalta a un contractor la fabbricazione del bene secondo specifiche previste.
-Salam contratto di vendita il cui il pagamento viene effettuato anticipatamente al momento della stipula, a fronte della consegna del bene o del servizio in una data
futura. Viene normalmente adoperato per beni fungibili con pagamento rateale.
-Manzil Murabaha : si tratta del Mutuo islamico, è stato lanciato a Londra dalla Unit Bank od Kuwait : unico inconveniente , costa il 40% in più di un mutuo normale (doppio trasferimento di proprietà, accantonamento del 100% da parte della Banca dell’importo erogato per tutelarsi dall’insolvenza , doppia imposizione fiscale;
Il cliente sceglie l’immobile, si accorda sul prezzo col venditore. Il cliente paga lo 0,1% del prezzo di acquisto per fare eseguire la perizia. La banca acquista l’immobile e lo rivende al cliente con ricarico. Il cliente paga le rate uguali, mensili per un periodo di 15 anni. L’immobile è registrato a nome del cliente con ipoteca legale a garanzia della banca. Nel prezzo che il cliente paga sono comprese le spese amministrative ed un rendimento per coloro che hanno investito nella banca e fornito i fondi del mutuo e per un margine di profitto.
-Manzil ijara, garantisce invece maggiore flessibilità al cliente. Il cliente sceglie l’immobile e si accorda sul prezzo.La Banca acquista l’immobile e si accorda per rivenderlo allo stesso prezzo entro un max di 25 anni. Durante questo periodo il cliente paga l’affitto alla banca.L’affitto viene fissato di anno in anno e corretto al ribasso per tenere conto delle rate già pagate . Il cliente può acquistare dalla Banca l’immobile in qualsiasi momento. L’affitto contiene tre elementi : il rimborso della somma che la banca ha utilizzato per acquistare l’immobile, l’affitto dell’immobile che è fonte di profitto per la banca, e la rata mensile che è la somma che serve a coprire il costo dell’assicurazione che la banca deve pagare sull’immobile.

Uno dei TANTI vantaggi della finanza islamica: comprendere meglio il “rischio” nella realtà in cui operano.
La distanza dal rischio reale riduce la vera conoscenza e comprensione di tale rischio (vedi crisi mondiale americana dei mutui sub-prime).

Maggiori Gruppi bancari Islamici :
DALLAH ALBARAKA GROUP (Arabia Saudita)
LA DAR AL MAAL AL ISLAAMI Trust (Famiglia Reale Saudita)
AL-RAJHI GROUP (Arabia Saudita)
TII-THE ISLAMIC INVESTOR (Kuwait)

Istituzioni Multinazionali NON islamiche :
CITIBANK, HSBC BANK Plc, BNP Paribas, ABN Amro, Sociètè Generale, UBS, PICTET, BARCLAYS.
Che hanno già iniziato ad usare tecniche islamiche per la loro attività verso clienti musulmani.

mercoledì 2 aprile 2008

La Vita Terrena

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

Uno scienziato dell'Islàm disse una volta per far comprendere un concetto chiave dentro l'ideologia islamica ai suoi discepoli:

I beni, i benefici, i godimenti, i piaceri ... terreni sono come l'ombra di un uomo. Esso molto spesso si mette ad inseguirla cercando di afferrarla mentre essa gli sfugge; il musulmano, invece, va avanti per la sua strada sicché essa lo insegue.

Disse un altro sapiente:

La vita terrena è il paradiso del miscredente ed è l'inferno del credente

Dice l'Onniscente:

Ma voi preferite la vita terrena, (16)
mentre l'altra è migliore e più duratura. (17)
[Sublime Corano; LXXXVII:16-17]
Ai miscredenti abbiamo reso piacevole la vita terrena ed essi scherniscono i credenti. Ma coloro che saranno stati timorati saranno superiori a loro nel Giorno della Resurrezione. Allah dà a chi vuole, senza contare.(212)
[II:212]

Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la [vera] vita, se solo lo sapessero! (64)
[XXIX:64]

venerdì 28 marzo 2008

L'Associazionismo e l'ostentazione

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

Il più grande peccato è l’associare altri ad Allàh, ed è di due tipi:
il primo è rendere Allàh socio e adorare altro a suo posto come sassi, piante, sole, luna, profeti, maestri, astri, re o altro… e questo è il più grande peccato che l’uomo può commettere e che Allàh ha citato dicendo nel Sublime Corano in diverse ayat (di cui riportiamo solo alcune)
[1]:

48. In verità Allàh non perdona che Gli si associ alcunché ; ma all’infuori di ciò perdona chi vuole. Ma chi attribuisce consimili ad Allàh commette un peccato immenso.

116. No! Allàh non perdona che Gli si associ alcunché. Oltre a ciò, perdona a chi vuole. Ma chi attribuisce consimili ad Allàh, si perde lontano nella perdizione.[2]
13. Attribuirgli associati è un’enorme ingiustizia.[3]

72. Quanto a chi attribuisce consimili ad Allàh, Allàh gli preclude il Paradiso, il suo rifugio sarà il Fuoco.[4]
Quindi chi associa altri ad Allàh e muore in questa sua condizione senza alcun dubbio il suo destino è l’Inferno; così come chi muore testimone dell’Unità e dell’Unicità e dell’Unipersonalità di Allàh entra in Paradiso, anche se può subire il castigo dell’Inferno. Nel Sahih viene riportato che il Profeta - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria - disse ripetendo tre volte: ‘Non volete che vi informi dei più gravi kaba’ir (i più gravi peccati)?’; risposero: ‘al contrario o Profeta di Allàh’; disse - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria - mentre era sdraiato: ‘l’associare altri ad Allàh e l’opporsi ai propri genitori ’ – poi si sedette e continuò – ‘ anche il dire il falso e il testimoniare il falso ’ e continuò a ripeterla fino a che non pensammo: magari non lo avesse detto. (hadith su cui si concorda l’autenticità) rafforzato dal hadith già riportato in cui disse - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria : evitate le sette abominevolezze e poi citò come primo l’associare altri ad Allàh (as-shirq).

Il secondo tipo di associazionismo (shirq) invece è ciò che viene chiamato ar-riya’: l’ostentazione, ovvero fare (o evitare di fare) un’azione buona per essere visti e lodati dalla gente. Egli L'Altissimo ci avverte di questo nel Sublime Corano:

110. Chi spera di incontrare il suo Signore compia il bene e nell’adorazione non associ alcuno al suo Signore.[5]

Confermando e completando il Messaggero di Allàh - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria - disse: ‘ Attenzione dal compiere il piccolo shirq ‘, dissero ‘cos’è il piccolo shirq O Messaggero di Allàh? ‘, rispose - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria: ‘ l’ostentazione (ar-riya’). Allàh l’Altissimo dice il giorno in cui vengono ricompensati i suoi servi per le loro azioni, andate da coloro per i quali operavate con ostentazione (riya’) e vedete se possono ricompensarvi ‘
[6]
Disse anche - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria: ‘ Allàh dice: chi compie un’azione avente come fine Me e altri a cui mi associa, allora questa azione è per colui con cui mi ha associato e io da questa mi dissocio ’[7]
Ci riporta Abi Huraira - che Allàh si conpiaccia di lui - che il Messaggero di Allàh - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria - disse: ‘ è possibile che uno digiuna (sa’im) e non ottiene niente del suo digiuno se non la fame e la sete, ed è possibile che uno rimanga sveglio [in adorazione] durante la notte e non ottiene niente dalla sua veglia se non il sonno ‘; ovvero che se il suo digiuno e la sua adorazione non hanno come fine unico il Volto dell’Altissimo allora non hanno alcuna ricompensa.[8]
Ci è stato riportato anche di lui - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria - che disse: ‘colui che opera al fine della sua apparenza e il suo prestigio [tra la gente] è come colui che riempie il suo sacco di legname e entra nel mercato volendo comprare e quando lo apre dinanzi al venditore trova solo legname con il quale si colpisce la testa [per il suo rammarico], mentre non ha alcun beneficio nel suo sacco se non il dire della gente: com’è pieno il suo sacco, senza che però gli venga dato niente. Così come colui che opera per la sua apparenza e il suo prestigio [tra la gente] non ottiene niente dal suo operato se non le lodi della gente e non ha alcuna ricompensa nella vita Ultraterrena. ‘[9]
Mentre Allàh l’Altissimo dice:

23. Abbiamo giudicato le loro opere e ne abbiamo fatto polvere dispersa.[10]

Ovvero le opere che hanno compiuto consociando alla ricompensa di Allàh altre ricompense non avranno alcun valore e la renderà come una polvere dispersa.

Ci riporta ‘adiyu Ibnu Hatim Atta’iyyi - che Allàh si compiaccia di lui - del Messaggero di Allàh - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria - disse: ‘ Viene ordinato, il Giorno del Giudizio, di condurre un gruppo di persone in Paradiso fino a che non vi sono entrati, respirato dal suo profumo, visto i suoi palazzi e ciò che Allàh ha preparato per coloro che la abiteranno, viene poi ordinato di tirarli fuori perché non avranno nessun godimento e ritornano con dispiacere e pentimento che nessuno, ne i primi ne gli ultimi, sono mai tornati con un sentimento tale e dicono: Dio se ci avessi condotto all’Inferno prima che ci mostravi quello che ci hai mostrato di godimenti che hai riservato a costoro, [il nostro dolore] sarebbe stato meno penoso. Allàh l’Altissimo risponde: ‘ed è quello che volevo. Quando vi ritiravate [solitari] mi combattevate con gravi peccati, e quando incontravate la gente la incontravate mukhbitin e operavate con ostentazione (riya’) nelle vostre opere verso la gente contrariamente a ciò che mi davate con [sincerità dal] il vostro cuore. Davate importanza alla gente e non la davate a Me, riconoscevate la maestà alla gente e a Me no, avete rinunciato per la gente e per Me non avete rinunciato, oggi vi faccio assaggiare il mio castigo più grave assieme al mostrarvi la mia miglior ricompensa di cui vi ho privato.
[11] Un uomo chiese al Messaggero di Allàh - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria: ‘quale è la salvezza?’; rispose - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria: ‘non volere ingannare Allàh’, disse l’uomo:’ e come è possibile voler ingannare Allàh?’, rispose - che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria: ‘compiere un’azione che Allàh e il Suo Messaggero ti hanno ordinato di fare con l’intenzione di avere una ricompensa che non sia il Volto di Allàh; e stai attento dall’ostentazione (ar-riya’) in quanto è il piccolo shirq[12], l’ostentatore il Giorno del Giudizio verrà chiamato dinanzi a tutta la gente con quattro nomi: o ostentatore, o traditore, o fajir, o perdente, sviato è il tuo operato, persa è la tua ricompensa, non hai nessuna ricompensa da noi, vai e prendi la tua ricompensa da chi operavi per lui, o falso.[13]
È stato chiesto ad alcuni saggi – che Allàh li usi misericordia – chi è il mukhlis (sincero)? Risposero: il mukhlis è colui che nasconde le proprie buone azioni (hasanat) come nasconde le sue cattive azioni (sayi’at). Venne chiesto ad altri di loro qual è la caratteristica dell’Ikhlas (sincerità)? Risposero: il non amare la lode della gente. Mentre il Fadil banu ‘ayad - che Allàh si compiaccia di lui - disse: ‘evitare un lavoro per paura della [lode della] gente è ostentamento (riya’), il lavoro con ostentamento per la gente è shirq (associazionismo), mentre l’ikhlas (devozione) c’è se Allàh ti preserva da queste due.’


[1] le ayat nel Sublime Corano che citano in vari modi l’associare altri ad Allàh (as-shirq) sono circa centosessantacinque ayah.
[2] Surat An-Nisa’ – 48, 116
[3] Surat Luqman, 13
[4] Surat Al-Ma’idah, 72
[5] Surat Al-Kahf, 110
[6] Riportato dal imam Ahmad da Ibnu Abbass e dal Bayhaqi; Almundariy disse di questo Hadith nel libro attarghib wa attrhib hatdith buono (jayid). Oltre ad essere riportato da altre fonti con diverse parole ma con un unico significato.
[7] Riportato da Ibnu Majid con giusti riferimenti (musnad sahih) e da Muslim con la sola omissione dell’ultima parte ‘e io da questa mi dissocio’.
[8] Riportato da Iben Majid, dal imam Ahmad, dal Tabarani e dal Hakim; riportato anche dal Bayhaqi e da Iben Mardawih con diverso riferimento.
[9] Ibnu Hujrah disse nel libro alZawajir che queste sono parole di alcuni saggi e che non è nei ahadith del Nobile Profeta sas.
[10] Surat Al-Furqan, 23
[11] Riportato da At-Tabariy, da Abu Na’im e dal Baihaqi e da altri.
[12] Cioè è un modo di associare nelle azioni altri fini all’unico fine ovvero l’ottenere la ricompensa da Allàh e da nessun altro che Egli swt.
[13] Riportato da Iben Abi Ad-Dunya riferito da Jabla Alyahsibi riferito da sahibiy ed è debole di referenziati.

domenica 16 marzo 2008

I tre consigli

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

Un giorno un uomo catturò un uccellino. L’uccellino disse: “ Non ti sarò di nessuna utilità da prigioniero, liberami ed io ti darò tre consigli preziosi”. L’uccellino gli promise che il primo consiglio glielo avrebbe dato mentre si trovava tra le sue mani, il secondo quando si sarebbe trovato sul ramo di un albero e il terzo quando si sarebbe trovato in cima ad una montagna.

L’uomo accettò le condizioni e chiese all’uccellino il primo consiglio.

“Se perdi qualcosa – disse l’uccellino – anche se la desideri più della tua stessa vita, non rattristarti mai”.

L’uomo come d’accordo, liberò l’uccellino e lui si mise sul ramo dell’albero.

“Non credere mai alle cose che vanno in contro ad una giusta e sana logica” - diede l’uccellino come secondo consiglio. Poi prese il volo e andò in cima della montagna. Da li disse all’uomo:

“Poverino. Dentro alla mia pancia si trovano due grosse pietre preziose. Se mi avessi ucciso adesso quelle pietre preziose sarebbero tue.”

L’uomo si rammaricò per quello che aveva perso, chiese all’uccellino il terzo consiglio.

“ Tu sei veramente sciocco” – disse l’uccellino.

“ Mi stai chiedendo il terzo consiglio mentre non ti sei soffermato neanche un attimo sui primi due consigli.”

“ Ti ho detto di non rammaricarti per le cose che perdi, e di non credere alle cose che vanno in contro alla giusta e sana logica. E in questo momento tu stai facendo proprio il contrario dei miei consigli. Ormai sei preda a delle ridicole assurdità e ti stai rammaricando sul fatto di aver perso qualcosa. Non vedi o pover uomo che io sono troppo piccolo per tenere dentro di me due grosse pietre preziose? Sei veramente sciocco. E per questo che continuerai ad essere prigioniero ai confini umani."

sabato 8 marzo 2008

Sulla Legge di Allàh - Parte II

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

Perché Allàh ha dovuto quindi mandare altri libri e altri profeti?

Allàh l’Altissimo, poiché Egli è l’Onnisciente e fuori dalla dimensione spazio temporale, ci informa scientificamente della storia dei popoli che ci hanno preceduto. Dal Profeta Adamo, padre della creatura umana passando per i nostri giorni e fino agli ultimi uomini, Allàh ci informa che l’uomo dimentica troppo in fretta ed è soggetto alla continua modifica e influenza da parte di interessi e egoismi personali di determinati ceti.
La sociologia va di pari passo con l’Islàm affermando che tutte le società sono dinamiche e mai statiche, anche laddove si può pensare che erano statiche esse si evolvevano, ciò che differisce difatti è la velocità con cui mutano nel tempo. Così e come d’accordo con la sura coranica sopra citata relativa alla perdita della dignità dell’uomo con il passare del Tempo (tranne coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la Verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza) l’uomo, o meglio una ristretta cerchia che riflette il frutto del flusso di potere delle epoche, ha sempre più preso posizioni a proprio vantaggio senza badare al messaggio originario. La storia ci ha sempre dato prova di questo malato processo che ha visto e vede tutto’ora coloro che detengono il potere economico, o religioso, o intellettuale, o culturale, o statale,o massmediatico … e che variano a seconda delle epoche ma che rimangono riconoscibili in base alla loro grande influenza sulle masse spesso incolte, esercitare questo stesso potere in una alleanza minoritaria oligarchica che ha come unico obbiettivo quello di preservare il potere nelle loro mani.
Di questi Allàh l’Altissimo ci informa dicendo:

I miscredenti dicono: “Non crederemo mai in questo Corano e neppure a ciò che lo precede”. Se potessi vedere quando gli ingiusti saranno davanti al loro Signore, immobili s'interpelleranno gli uni con gli altri. E coloro che erano considerati deboli diranno a quelli che erano tronfi d'orgoglio: “Se non fosse stato per voi, certamente avremmo creduto”. (31) E quelli che erano tronfi d'orgoglio diranno a coloro che consideravano deboli: “Vi abbiamo forse impedito [di seguire] la retta via dopo che essa vi giunse? No, anche voi siete stati colpevoli”. (32) E coloro che erano considerati deboli diranno a quelli che erano tronfi d'orgoglio: “No, furono le vostre perfidie, di giorno e di notte, quando ci ordinavate di disconoscere Allah e attribuirGli consimili!”. Celeranno il loro rimorso quando vedranno il castigo, [perché] porremo i gioghi al collo dei miscredenti. Saranno compensati per altro che per le opere loro? (33) Non mandammo un ammonitore a una comunità senza che coloro che vivevano nell'agiatezza dicessero: “Non crediamo in ciò per cui siete stati inviati”. (34) Dissero: “Abbiamo ricchezze più grandi e figli, quindi non saremo castigati”. (35) Di': “In verità il mio Signore concede generosamente a chi vuole e lesina a chi vuole, ma la maggior parte degli uomini non lo sa”. (36) I vostri beni e i vostri figli non vi potranno avvicinare a Noi, eccetto per chi crede e compie il bene: essi sono coloro che avranno ricompensa raddoppiata per quel che facevano: saranno al sicuro negli alti livelli [del Paradiso]. (37)

Allàh l’Altissimo ci ha riportato quindi anche notizie sulle continue modifiche apportate da parte delle varie comunità sui sacri libri che l’Altissimo ha fatto scendere sui suoi Profeti e Messaggeri. Tantissime volte l’uomo si è corrotto dalla Via originaria sicché da rendere necessario la rinnovazione del Messaggio tramite profeti e libri che portavano conferma della scrittura che la precedeva e ormai alterata, ponendo altresì anche nuove imposizioni che completavano le precedenti. Il processo di alterazione continuò fino a toccare il Sacro Libro dato al Profeta Gesù figlio di Maria, qui e dopo che alcuni ceti religiosi hanno alterato il Messaggio portando alla più grande bestemmia e oltraggio fatto dall’uomo verso il suo Creatore, ovvero del concepimento di Allàh l’Altissimo di un figlio, mentre Egli E’ Allàh l’Unico, (1) Allàh E’ l’Assoluto, (2) Non ha generato, non è stato generato, (3) e nessuno è uguale a Lui (4). [Sublime Corano:CXII]
Per mostrare la gravità delle loro menzogne dice l’Altissimo:

Dicono: “Allah Si è preso un figlio”. (88) Avete detto qualcosa di mostruoso. (89)Manca poco che si spacchino i cieli, si apra la terra e cadano a pezzi le montagne, (90)perché attribuiscono un figlio al Compassionevole. (91)Non si addice al Compassionevole, prenderSi un figlio. (92)Tutte le creature dei cieli e della terra si presentano come servi al Compassionevole. (93) Egli li ha contati e tiene il conto, (94) e nel Giorno della Resurrezione ognuno si presenterà da solo, davanti a Lui. (95) [Sublime Corano:XIX].

Il Sublime Corano viene per confutare tutto ciò che lo ha proceduto di errato correggendo le deviazioni e le innovazioni introdotte dall’uomo nella Sua legge. Difatti, molti possono pensare che anche questo libro durante i 1400 anni possa aver subito delle modifiche, ma questo è privo di fondamento per due motivi essenziali. Il primo è che questo libro da quando è stato rivelato e poi trascritto (cioè dal terzo Califfo ben Guidato) a oggi non se ne trovano modifiche. Esiste una sola copia del Sublime Corano, diversamente da tutti gli altri libri antichi e che tramandati oralmente (e anche scritti) se ne trovano più di una versione. Mentre il secondo e sufficiente motivo è che Allàh stesso dice di quello che è riportato nel Sublime Corano che: Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi. (9) [S.C.:XV](dove il Monito è inteso il Sublime Corano).

(Vedi Parte I)

martedì 4 marzo 2008

Sulla Legge di Allàh - Parte I

Nel nome di Allàh il Misericordioso il Clementissimo


Nella storia, l’uomo si è trovato a dover affrontare l’organizzazione della propria vita secondo dei codici di condotta. Sviato dal regolamento iniziale, quello datogli dal Creatore, si è trovato ad ingegnarsi per poter stabilizzare la sua esistenza. La linea di condotta iniziale gli fu assegnata in seguito alla sua creazione. Di fatti, ogni cosa che è stata creata, lo è stata per un motivo, così come Allàh l’Altissimo ci informa nella Sua Parola transustanziata nei significanti della lingua araba e nei fonemi di questa lingua. Egli l’Altissimo dice:

Non è per gioco che creammo il cielo e la terra e quel che vi è frammezzo. (16)Se avessimo voluto divertirci, lo avremmo fatto presso Noi stessi, se mai avessimo voluto farlo. (17)
[Sublime Corano:XXI ]

E ancora:

Ogni cosa creammo in giusta misura(49) [Sublime Corano: LIV].

Ogni creazione, dopo essere stata creata, gli fu assegnato un codice di condotta, un regolamento, una norma, una legge che la regoli, sia essa macro che microscopica: il cielo, l’universo con i suoi pianeti, le sue stelle, le sue galassie … la cellula, l’atomo, il nucleo, l’elettrone … tutto, senza esclusione hanno avuto questo regolamento che ha la caratteristica di essere eterno. Tutto il creato, che non è uomo, ubbidisce meccanicamente a ciò per cui è stato creato. La creatura umana, dopo aver adoperato con le leggi dategli dal creatore e poiché il suo destino ultraterreno lo differenzia da tutto il resto della creazione, con il tempo si è allontanato da queste leggi e ha cominciato a modificarle e sostituirle dicendo:

Ci viene promesso questo, come già [fu promesso] ai nostri avi:non sono altro che vecchie storie”. (83)
[Sublime Corano:XXIII]

Allàh l’Altissimo giura sul Tempo dicendo:

Per il Tempo! (1) Invero l'uomo è in perdita, (2) eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza. (3)
[Sublime Corano:CIII].

Per ciò l’uomo è stato l’unico che gli è stato permesso di scegliere la sua strada, la sua linea di condotta: può attenersi alle leggi esistenziali dettati da Allàh l’Altissimo oppure decidere di deviare su un’altra linea di condotta che non sia quella originaria del Creatore.
Da qui, arriviamo alle varie scritture che contenegono le leggi di Dio. Dal zabur dato al Profeta Dawud (Davide), alla Torah data al Profeta Musa (Mosè), al Vangelo dato al Profeta ‘Isa ibnu Mariam Ali Imraàn (Gesù figlio di Maria dei Ali Imraàn), per arrivare in fine al Sublime Corano affidato al Profeta Muhammad – che la Pace e la Benedizione di Allàh siano su di loro.
I primi tre libri erano delle guide per le singole comunità su cui erano scese e per tutti coloro che ne aderivano al messaggio iniziale del tawhid (Unicità di Dio): non c’è nessun dio all’infuori di Allàh. I tre libri sono, contrariamente come alcuni credono, dettati dallo stesso Dio Uno, Unico e Unipersonale, lo stesso che ha concluso il messaggio mandando come guida il Sublime Corano. In quest’ultimo, difatti, Allàh l’Altissimo parla dei primi tre libri e dei Profeti venuti prima di Muhammad – che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria – come libri mandati da Lui sui Suoi Profeti di cui il Sigillo è proprio il Profeta Muhammad – che Allàh lo Benedica e lo abbia in Gloria.

Ha fatto scendere su di te il Libro con la verità, a conferma di ciò che era prima di esso . E fece scendere la Torâh e l'Ingîl,(3 )in precedenza, come guida per le genti. E ha fatto scendere il Discrimine . In verità, a coloro che negano i segni di Allah, un duro castigo! Allah è potente e vendicatore.(4)Nulla di quel che è sulla terra o nei cieli è nascosto ad Allah.(5) E' Lui che vi plasma come vuole negli uteri. Non c'è dio all'infuori di Lui, l'Eccelso, il Saggio.(6) E' Lui che ha fatto scendere il Libro su di te. Esso contiene versetti espliciti , che sono la Madre del Libro, e altri che si prestano ad interpretazioni diverse. Coloro che hanno una malattia nel cuore, che cercano la discordia e la [scorretta] interpretazione, seguono quello che è allegorico, mentre solo Allah ne conosce il significato. Coloro che sono radicati nella scienza dicono: " Noi crediamo: tutto viene dal nostro Signore" . Ma i soli a ricordarsene sempre sono i dotati di intelletto. (7)
[Sublime Corano:III]

[Continua Allàh volendo]

domenica 24 febbraio 2008

COSTITUZIONE MEDINESE

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

1- Questo è un documento da Muhammad il Profeta (la pace e le benedizioni siano su di lui), che governa le relazioni tra i credenti musulmani di Quraish e Yathrib e coloro che li seguirono e lavorarono duramente con loro. Essi formano una sola nazione – ummah.

2- I Quraish emigranti continueranno a pagare il prezzo del sangue, secondo le loro attuali consuetudini.

3- In caso di guerra con chiunque, rilasceranno i loro prigionieri con gentilezza e giustizia comuni fra i credenti (non in accordo alle nazioni pre-islamiche dove i ricchi e i poveri venivano trattati in modi differenti).

4- I Bani Awf (tribù ebrea, ndt) stabiliranno il prezzo del sangue, fra di loro, in accordo alle loro attuali usanze.

5- In caso di guerra con chiunque, tutte le parti non musulmane rilasceranno i loro prigionieri con gentilezza e giustizia in accordo alle pratiche fra i credenti e non in accordo alle nozioni pre-islamiche.

6- I Bani Saida, i Bani Harith, i Bani Jusham e i Bani Najjar saranno governati sulla linea di cui sopra (sui principi di cui sopra).

7- I Bani Amr, i Bani Awf, i Bani Al Nabeet, e i Bani Al Aws saranno governati nella stessa maniera.

8- I credenti non mancheranno di riscattare i loro prigionieri che pagheranno il prezzo del sangue in loro favore. Pagare il prezzo del sangue sarà una responsabilità comune della ummah e non della famiglia dei prigionieri.

9- Il credente non prenderà lo schiavo liberato di un altro credente come suo alleato contro la volontà degli altri credenti.

10- I credenti, che temono Allah, si opporranno ai ribelli e a coloro che incoraggiano l'ingiustizia o il peccato, o l'ostilità o la corruzione fra i credenti.

11- Se qualcuno si renderà colpevole di uno qualsiasi fra questi atti, tutti i credenti si opporranno a lui perfino se egli fosse il figlio di qualcuno di loro.

12- Un credente non ucciderà un altro credente per la salvezza di un non credente (anche se il non credente è un suo parente stretto).

13- Nessun credente aiuterà un non credente contro un credente.

14- La protezione (quando è data) in Nome di Allah sarà comune. I più deboli fra i credenti potrebbero dare protezione (nel Nome di Allah) e sarà vincolante su tutti i credenti.

15- I credenti sono tutti amici l’uno con l’altro ad esclusione di tutti gli altri.

16- Quegli Ebrei che seguono i credenti saranno aiutati e trattati con equità (equità sociale, legale ed economica è promessa a tutti i cittadini leali dello stato).

17- Nessun Ebreo verrà offeso per il fatto di essere Ebreo.

18- I nemici degli Ebrei che ci seguono non verranno aiutati.

19- La pace dei credenti (dello stato di Medina) non può essere divisa (è o pace o guerra per tutti. Non può essere che una parte della popolazione sia in guerra con gli stranieri e l’altra parte in stato di pace).

20- Nessuna pace disgiunta sarà fatta da nessuno a Medina quando i credenti stanno combattendo per la causa di Allah.

21- Le condizioni della pace e della guerra e gli agi o le sofferenze che ne conseguono devono essere eque e giuste per tutti i cittadini allo stesso modo.

22- Quando si va fuori per una spedizione un cavaliere deve prendere con sè un suo compagno membro dell’esercito - condividere il suo mezzo di trasporto.

23- I credenti devono vendicare il sangue di un altro quando combattono sulla via di Allah (questa clausola era per ricordare a coloro in fronte a cui ci poteva essere meno durezza nella lotta che la causa di Allah era comune a tutti. Questo significava anche che anche se ogni battaglia sembrava essere un’ entità separata dalle altre, era in effetti parte della guerra, che colpiva indifferentemente tutti i musulmani).

24- I credenti (perché temono Allah) sono migliori nel mostrare fermezza, e come risultato ottengono guida da Allah a questo riguardo. Anche gli altri devono aspirare a raggiungere questo livello di fermezza.

25- A nessun non credente sarà permesso di prendere la proprietà dei Quraish (il nemico) sotto la sua tutela. La proprietà del nemico deve essere consegnata allo Stato.

26- Nessun non credente interverrà in favore di un Quraish (perché i Quraish, avendo dichiarato guerra, sono il nemico).

27- Se un non credente uccide un credente, senza un valido motivo, verrà in cambio ucciso, a meno che la famiglia più prossima sia soddisfatta (dato che potrebbe creare problemi di legge ed ordine ed indebolire la difesa dello stato). Tutti i credenti devono essere contro chi si comporta in una simile maniera errata. A nessun credente sarà permesso di proteggere un uomo di quel tipo.

28- Quando differite su qualcosa (riguardo a questo documento) la questione deve essere indirizzata ad Allah ed a Muhammad (pace e benedizioni su di lui).

29- Gli Ebrei contribuiranno alla guerra quando lotteranno a fianco dei credenti.

30- Gli Ebrei dei Bani Awf verranno trattati come un’unica comunità con i credenti. Gli Ebrei hanno la loro religione. Ciò verrà applicato anche ai loro schiavi liberati. L’eccezione saranno coloro che agiscono ingiustamente o peccaminosamente. Agendo in tal modo, essi fanno torto a sé stessi e alle loro famiglie.

31- Lo stesso si applica agli Ebrei dei Bani Al-Najjar, dei Bani Al Harith, dei Bani Saida, dei Bani Jusham, dei Bani Al Aws, dei Thaalba, dei Jaffna (un clan dei Bani Thaalba) e ai Bani Al Shutayba.

32- La lealtà dona protezione contro il tradimento (le persone leali sono protette dai loro amici contro il tradimento. Finchè una persona rimane leale allo Stato, è improbabile che soccomba all’ idea di essere un traditore. Egli protegge sé stesso dalla debolezza).

33- Agli schiavi liberati dei Thaalba verrà concessa la stessa posizione dei Thaalba. Questa posizione è per chiarezza nei rapporti e piena giustizia come per una giusta ed equa responsabilità per il servizio militare.

34- Coloro che sono alleati degli Ebrei riceveranno lo stesso trattamento degli Ebrei.

35- Nessuno (nessuna delle tribù che fanno parte del Patto) dovrà andare in guerra tranne che con il permesso di Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Se una qualsiasi ingiustizia è stata commessa ad una qualunque persona o gruppo, potrà essere vendicata.

36- Chiunque uccida un altro senza preavviso (senza giusta causa) conduce sé stesso alla morte e a quella della sua famiglia, a meno che l’omicidio non sia avvenuto a causa di un torto che gli è stato fatto.

37- Gli Ebrei devono accollarsi le loro spese e i musulmani le loro.

38- Se qualcuno attacca qualcun’altro che fa parte di questo Patto, l'altra parte deve andare in suo aiuto.

39- Loro (le parti di questo Patto) devono cercare reciprocamente consigli e consultarsi.

40- La lealtà fornisce protezione contro il tradimento. Coloro che evitano la consultazione reciproca, fanno ciò a causa di mancanza di sincerità e di lealtà.

41- Un uomo non sarà ritenuto responsabile dei crimini del suo alleato.

42- Qualsiasi (ogni individuo o gruppo) sia in errore deve essere aiutato.

43- Gli Ebrei devono pagare (per la guerra) con i musulmani (questa clausola appare essere per occasioni in cui gli Ebrei non prendono parte alla guerra. La clausola n. 37 si occupa delle occasioni in cui essi vi prendono parte).

44- Yatrib sarà un Luogo Sacro per le genti di questo Patto.

45- Uno straniero (individuo) al quale è stata data protezione (da parte di chiunque appartenga a questo Patto) verrà trattato come un suo ospite (che gli ha dato protezione) fino a che (egli) non compia un danno o commetta un crimine. Coloro a cui è stata data protezione ma indulgono in attività contro lo Stato, saranno soggetti a punizioni.

46- Una donna verrà protetta solo con il consenso della sua famiglia (del suo tutore-una buona precauzione per evitare conflitti intertribali).

47- In caso di qualsiasi disputa o controversia che possa arrecare problemi, la questione deve essere riferita ad Allah ed a Muhammad (che Allah lo benedica e gli dia pace), il Profeta (che Allah lo benedica e gli dia pace) di Allah accetterà qualsiasi parte di questo documento, che è per (portare) compassione e bontà.

48- Ai Quraish ed ai loro alleati non verrà data protezione.

49- Le parti di questo patto sono legate fra loro, sono obbligate ad aiutarsi l'una con l'altra in caso di attacco su Yatrib.

50- Se loro (le parti che fanno parte del patto costituite da non musulmani) vengono chiamate per fare e mantenere la pace (all’interno dello Stato), devono farlo. Se una simile richiesta (di fare e mantenere la pace) è fatta ai musulmani, ciò deve essere fatto, tranne quando i musulmani sono impegnati in un combattimento sulla Via di Allah (in modo che nessun alleato segreto del nemico possa aiutare il nemico richiedendo ai musulmani di mettere fine alle ostilità sulla base di questa clausola).

51- Ognuno (individuo) avrà la sua parte (di trattamento) a seconda del gruppo al quale appartiene. Gli individui potranno beneficiare o soffrire per le buone o cattive azioni del gruppo al quale appartengono. Senza una regola simile, affiliazioni dei gruppi e disciplina non potrebbero essere mantenuti.

52- Gli Ebrei di Al Aws, inclusi i loro liberti (schiavi liberati, ndt), hanno la stessa posizione, come le altre parti del patto, fino a che rimarranno leali al patto. La lealtà è protezione contro il tradimento.

53- Chiunque agisca lealmente o in altro modo, lo fa per il proprio bene (o a proprio discapito).

54- Allah approva questo documento.

55- Questo documento non proteggerà (non sarà impiegato per proteggere) chi è ingiusto o commette un crimine (contro le altre parti del patto).

56- Se un individuo esce per combattere (in accordo con i termini di questo patto) o rimane nella sua casa, sarà salvo a meno che non abbia commesso un crimine o sia un peccatore (nessuno verrà punito per le sue capacità individuali per non essere andato fuori a combattere in accordo con i termini di questo patto).

57- Allah è il Protettore delle buone persone e di coloro che temono Allah, e Muhammad (che Allah lo benedica e gli dia pace) è il Messaggero di Allah (lui garantisce protezione per coloro che sono buoni e temono Allah).


TRADUZIONE TRATTA DA:
http://islamic-world.net/islamic-state/macharter.htm
Convoglio Italiano - Dar Al-Tarjama
tradotto dalla sorella Aisha e corretto dalla sorella Hanna

venerdì 22 febbraio 2008

Una Barzelletta

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

La più divertente barzelletta
nel mondo della politica


Si racconta che George Bush abbia invitato a pranzo Tony Blair… e
dopo pranzo … uscirono per la conferenza stampa …!!

Un giornalista li chiese: 'quale importante decisione avete concordato in questo vostro incontro?'

Disse il presidente Bush:
'abbiamo deciso di uccidere 20 milioni di musulmani e un dentista!!'

Fermati qui fratello ….
Qual è la domanda che ti sta passando adesso per la mente??














Torniamo alla barzelletta… poi …

Ovviamente i giornalisti rimasero sorpresi, si guardarono vicendevolmente curiosi di sapere: Perché un dentista solo ….?

Allora disse un giornalista al presidente Bush: 'e perché un solo dentista?'
Bush sorrise … e avvicinandosi alle orecchie di Tony Blair confida:
non ti avevo forse detto che nessuno si sarebbe preoccupato dei 20 milioni musulmani??

La barzelletta è finita … avete riso???

Mi vergogno di me stesso in questo momento ..
perché mentre leggevo la barzelletta mi sono chiesto: ma perché un solo dentista??

Con tutta sincerità: cosa avete pensato mentre leggevate questa barzelletta?
Cosa avete pensato proprio nel momento in cui Bush diceva:
'abbiamo deciso di uccidere 20 milioni di musulmani e un dentista??'

Non avete forse pensato: e perché un solo dentista?

Ci siamo preoccupati perché un solo dentista dimenticando e tralasciando i 20 milioni di musulmani!!

E questa è la situazione di molte persone di noi!!
E questa è la loro maledetta politica: occuparci e preoccuparci di stupidaggini!!!

martedì 19 febbraio 2008

Tessera P2 Numero 2095: R. Picchioni


Chi è il presidente
della Fiera del Libro di Torino


Rolando Picchioni (nato a Como il 21 maggio 1936) è un uomo politico italiano, attualmente presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura, che gestisce la parte culturale della Fiera internazionale del libro di Torino e altre iniziative.


Biografia
Laureato in Lingue e letterature straniere all'Università di Torino, dal 1970 al 1975 è stato assessore alla Provincia di Torino e dal 1972 al 1975 anche presidente del Teatro Stabile di Torino.

Deputato nelle file della Democrazia Cristiana dal 1972 al 1983, è stato sottosegretario ai beni culturali dal 1979 al 1981, nei governi Cossiga I e II e nel governo Forlani.

Nel 1990 è stato eletto nel Consiglio regionale del Piemonte, dove ha ricoperto l'incarico di capogruppo della DC.

Coinvolto nel cosiddetto scandalo petroli, ma assolto.

È stato membro della loggia massonica P2 con la tessera numero 2095.

Nel 1995 è stato rieletto nelle file del CDU, ed è successivamente divenuto Presidente del Consiglio regionale del Piemonte (1995-98).

In seguito è entrato nel Partito Popolare Italiano, poi nell'Udeur e quindi nella Margherita.

È tra gli organizzatori della Fiera Internazionale del Libro di Torino, prima in veste di segretario generale della Fondazione per il libro, la musica e la cultura (dal 1999), e poi di presidente (dal 2005).


ON ROLANDO PICCHIONI TORINO ATTIVO 808


Cercato dentro questo sito il suo nome: http://www.loggiap2.com/membri_p2.htm

Articolo: Forum Per la Palestina

Tariq Ramadan sulla Fiera del Libro

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

lundi 4 février 2008, par Tariq Ramadan
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A proposito dell’appello al boicottaggio


E’ sempre molto difficile elaborare una posizione critica su una questione relativa ad Israele, senza vedere i propri discorsi mal interpretati, deformati e spesso traditi. Un’accesa polemica è scoppiata oggi in Italia a proposito della Fiera del Libro di Torino (si sente di tutto e di più) ed ecco che Pierre Assouline dà un resoconto dei fatti nel suo blog (monde.fr) in modo tendenzioso, deformando scientemente, assolutamente e semplicemente i termini del dibattito.

Ricordiamo i fatti. La Fiera del libro di Torino aveva in prima battuta designato l’Egitto come invitato d’onore, poi si è cambiata opinione e scelto di celebrare Israele, poiché quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della creazione di questo Stato. Da ciò è nato un movimento, avviato da partiti politici, personalità e associazioni che militano per i diritti dei palestinesi, che chiede di cambiare l’invitato d’onore della Fiera, poiché, ai loro occhi, è indecente celebrare uno Stato – facendone un « invitato d’onore » - quando il suo governo non rispetta minimamente i diritti umani e umilia quotidianamente il popolo palestinese. Davanti al rifiuto dei responsabili della Fiera di Torino, il movimento ha invitato gli scrittori e il pubblico a boicottarla. Intervistato da una primaria agenzia di stampa italiana su questo « appello al boicottaggio », ho chiaramente sostenuto che non era normale, né umanamente accettabile, celebrare Israele dal momento che siamo a conoscenza della politica che conduce questo Stato e il suo governo nei territori occupati e devastati.

Si è trattato, quindi chiaramente, della questione di criticare la scelta dell’ « Invitato d’onore » e non di impedire agli autori israeliani di esprimersi o anche di dibattere con loro ! La propaganda menzognera si è allora messa in marcia : si tratta di una iniziativa antisemita ! Un rifiuto della libertà di espressione ! O ancora, come scritto da Pierre Assouline, « un boicottaggio degli scrittori israeliani » attribuendomi poi una citazione totalmente inventata. Avrei secondo lui « risposto a La Repubblica :”E’ chiaro che non possiamo approvare nulla di ciò che viene da Israele” » Prima di tutto io non ho mai parlato a qualcuno del quotidiano La Repubblica e non ho mai pronunciato discorsi di tale fatta !!! Ho, invece, detto e ripetuto che tutte le donne e gli uomini di coscienza – e ciò non riguarda solo Palestinesi o Arabi - dovevano, secondo me, boicottare la Fiera (come il Salone di Parigi d’altra parte) di cui l’invitato d’onore è un Paese che non rispetta il diritto e la dignità dei popoli. Ho precisato che il nostro rifiuto di associarci al silenzio complice della scena internazionale era il solo, vero modo di fare cessare la violenza nel Medio-Oriente !

Non è strano, forse, vedere i difensori ciechi della politica israeliana deformare i discorsi, mentire e affermare che una tale posizione è assimilabile all’antisemitismo o al diniego del diritto di parola degli autori israeliani !? Ma chi ha mai parlato di quello ! Rifiutare di « celebrare » Israele e la sua politica di oppressione non ha niente a che vedere con l’antisemitismo o il diniego della libertà di espressione. Dovremmo ascoltare la voce del poeta israeliano Aaron Shabtaï che ha dichiarato di voler boicottare a titolo personale « sia la Fiera del Libro di Torino, che il Salon du Livre di Parigi, non unendosi alla delegazione del suo Paese ». Egli precisa : ”Non penso che uno Stato che mantiene un’occupazione, commettendo quotidianamente crimini contro i civili, meriti di essere invitato a un qualunque evento culturale. Questo è anti-culturale ; è un atto barbaro cinicamente camuffato da cultura. Ciò manifesta un sostegno a Israele, e forse anche alla Francia, che appoggia l’occupazione. Ed io non intendo parteciparvi.”

Si dirà certo che Aaron Shabtaï è affetto dall’ odio per se stesso e questo fa sì che si unisca al partito degli « antisemiti » della terra… Conosciamo già il ritornello. Invece, forse si tratta di semplice buon senso… il silenzio della comunità internazionale davanti al modo di trattare i Palestinesi è già sufficientemente vergognoso, perché non si debba aggiungere l’offesa all’indegnità. Una coscienza umana con un minimo di valori, di principi e di dignità, non può associarsi a questo tributo d’onore ad uno Stato le cui prassi politiche e militari sono un insulto alle nostre coscienze e al nostro onore.

lunedì 18 febbraio 2008

Il Poeta Aharon Shabtai: Boicotto Israele

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

Il Manifesto intervista Aharon Shabtai

Michelangelo Cocco
per il Manifesto -
5 Febbraio 2005


Per le sue traduzioni dei Tragici, dal greco classico all'ebraico moderno, gli fu attribuito nel 1993 il Premio del primo ministro israeliano. Era il periodo del processo di pace di Oslo e Aharon Shabtai credeva che il governo fosse intenzionato a fare la pace con i palestinesi. Accettò l'ambìto riconoscimento. Qualche settimana fa invece il poeta, uno dei più famosi nello Stato ebraico, ha declinato l'invito rivoltogli a partecipare al Salone del libro di Parigi. Nato nel 1939 a Tel Aviv, autore di una ventina di raccolte di poesie e conosciuto all'estero soprattutto per «J'accuse» - in cui si scaglia contro il governo e la società del suo paese - è uno dei più radicali nella pattuglia di intellettuali «dissidenti». Secondo Shabtai, che ha risposto al telefono alle domande del manifesto, lo Stato ebraico sarebbe in preda a una deriva di destra che potrebbe essere arginata solo da un intervento dell'Europa, il Continente dei Lumi che dovrebbe aiutare «l'apartheid israeliana» a compiere una svolta come quella impressa al Sudafrica dall'ex presidente De Klerk.

Aharon Shabtai, perché ha rifiutato l'invito di Parigi a partecipare al Salone del libro?
Perché ritengo che si tratti di un'occasione di propaganda, in cui Israele si metterà in mostra come uno Stato con una cultura, dei poeti, ma nascondendo che in questo momento sta compiendo dei terribili crimini contro l'umanità. Lo stesso presidente Shimon Peres, responsabile del massacro di dieci anni fa a Kfar Kana (in Libano), parteciperà. Per me sarebbe stato impossibile andare a leggere i miei testi a Parigi.

Qual è l'immagine dell'altro - del palestinese - riflessa dalla letteratura israeliana?
Nel sionismo - uno dei frutti del nazionalismo dell'800 - c'erano elementi positivi: l'idea che gli ebrei, reduci dalle persecuzioni in Europa, venissero qui in Israele acquistando libertà e indipendenza. Ma ora ci siamo trasformati in uno stato coloniale, con i giornali che fanno propaganda razzista contro gli arabi e i musulmani. Siamo un popolo avvelenato da questa propaganda. La maggior parte della letteratura «mainstream» è completamente egocentrica: non è interessata all'altro, rappresenta la vita della borghesia e si occupa di problemi psicologici. La nostra letteratura non ha a cuore i problemi morali cruciali di questo momento storico. Si configura soprattutto come intrattenimento borghese. In questo contesto la maggior parte degli scrittori si dichiara in termini generali «per la pace», ma quando c'è da prendere una decisione per fare qualcosa di «aggressivo» si schiera col governo, come durante l'ultima guerra in Libano, quando Yehoshua, Grossman e Oz hanno scritto sui giornali che si trattava di un conflitto giusto. All'estero dipingono l'immagine di un Israele liberale, ma sono parte integrante del sistema.

Ma il governo israeliano è ufficialmente impegnato in colloqui di pace con l'Autorità nazionale palestinese e ammette l'urgenza di dare ai palestinesi uno stato, anche se solo in una parte del 22% della Palestina storica.
Il problema non è lo Stato, ma la terra. Qui i giornali ne parlano apertamente, ogni giorno, molto più che in Italia e in Europa: gli insediamenti, la confisca di territorio, il controllo dell'acqua da parte delle autorità israeliane aumentano di giorno in giorno. Questi sono i fatti, molto diversi dalla propaganda utilizzata dal governo: i palestinesi non hanno più un territorio.

Che significato ha per lei il 60° anniversario della fondazione dello Stato ebraico?
Dopo sessanta anni ci troviamo di fronte a un bivio: o continuare a essere uno stato coloniale e proseguire con la guerra, mettendo seriamente in pericolo il futuro d'Israele perché - non dobbiamo dimenticarlo - viviamo in Medio Oriente, non in California. L'alternativa è fare come (l'ex presidente sudafricano) De Klerk: invertire la rotta e provare a dare ai palestinesi pieni diritti sulla loro terra, cercando di creare un uovo sistema di pace. Altrimenti non sopravvivremo né da un punto di vista morale, né come stato, perché la guerra si espanderà a tutto il Medio Oriente.

Alcuni gruppi della sinistra italiana sono pronti a boicottare la Fiera del libro di Torino, mentre la sinistra istituzionale si oppone perché, sostiene, il boicottaggio va contro i principi stessi della cultura, provoca reazioni negative e gli intellettuali non sono responsabili delle azioni dei loro governi.
Quello che affermano è assurdo: durante il periodo hitleriano o durante l'apartheid intellettuali come Brecht e tanti altri si univano per combattere il fascismo e il segregazionismo. Gli intellettuali, assieme alle organizzazioni di base, contribuirono alla fine dell'apartheid. Gli intellettuali - che devono essere liberi - dovrebbero partecipare al boicottaggio. Un aiuto dall'Europa, che boicotti Israele non in quanto tale, ma in quanto establishment politico militare che sostiene l'occupazione, è l'unica possibilità di salvare i palestinesi e noi, gli ebrei d'Israele.

Da dieci anni, dal tramonto del movimento pacifista, siete fermi a un migliaio di «dissidenti» che manifestano contro la guerra. Perché non riuscite a raggiungere un'audience più ampia?
Perché in Israele tutte le televisioni e tutti i giornali educano la gente al nazionalismo, con un lavaggio del cervello quotidiano. Ora sono seduto, qui nel mio appartamento, e posso sentire distintamente il mio vicino che sta dicendo: «Gli arabi non sono un popolo, sono barbari, avremmo dovuto colpirli con la bomba atomica». Quello che afferma l'ha imparato dai mass media, che creano panico e rabbia mentre i politici collaborano con l'establishment militare. Viviamo in una situazione orwelliana: ogni giorno la tv ripete quanto sia terribile vivere a Sderot, dove quasi nessuno viene ucciso. A due passi dalla cittadina israeliana c'è l'inferno di Gaza, che è diventata un ghetto.

Ma cosa possiamo augurarci in un futuro prossimo?
Io spero nell'aiuto degli europei, che i discendenti di Voltaire e Rousseau aiutino Israele, perché Israele non finirà l'occupazione fin quando l'Europa non gli dirà «basta», perché Israele dipende dall'Europa e dagli Stati Uniti. Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale - in cui a dettar legge è l'esercito - non può essere cambiata dall'interno. Per i valori di cui è portatrice, l'Europa non può continuare a collaborare con Israele. Io spero che in un anno o due l'Europa possa cambiare rotta.

Poesia di Aharon Shabtai


Cultura

Il segno di Caino non apparirà
sul soldato che spara
alla testa di un bambino
da una collina sopra il recinto
intorno a un campo profughi
poiché sotto l’ elmetto
parlando in termini concettuali
la sua testa è fatta di cartone.
D’altra parte,
l’ufficiale ha letto The Rebel 1,
la sua testa è illuminata,
per questo non crede
nel segno di Caino.
Ha passato il suo tempo nei musei
E quando punta
il fucile verso il bambino
come un ambasciatore di Cultura,
lui aggiorna e ricicla
le acqueforti di Goya
e Guernica.

sabato 16 febbraio 2008

L’Imam Ahmad ibnu Hanbal

In nome di Allàh il Misericordioso il Clementissimo

Il suo nome è Ahmad ben Muhammad ben Hanbal ben Hilal ben Asad Ashaibany, nato nell’anno egirico 164 a Baghdad dove crebbe. Quando morì suo padre, mentre era ancora in tenera età, sua madre si promise di dargli la conoscenza, pertanto lo mandò ad apprendere le scienze teologiche. Imparò il Sublime Corano, le scienze della lingua e appena giunse a compiere i suoi quindici anni cominciò lo studio del Hadith così da memorizzarlo. Giunto ai venti anni, intraprese i viaggi in cerca del sapere e che lo videro diretto verso la città irachena del Kufa, poi verso la Mecca, Medina, lo Yemen per poi ritornare a Baghdad dove era conosciuto come uno dei migliori allievi dell’Imam Asshafi’i.
L’Imam è stato allievo anche di altri illustri sceicchi dell’Iraq, come Ibrahim ben Sa’id, Sufiyan ben ‘Aina, Yahya ben Sai’id e Abu Dawud Attiyalsy. Dopo aver dimostrato la sua superiorità nei confronti dei suoi colleghi nell’imparare la Sunna , presto divenne un personaggio indipendente intellettualmente, dando così inizio ad una sua scuola. Fece una notevole ricerca di Hadith componendo una raccolta tanto da permettergli di essere un riferimento nella citazione dei Hadith stessi e lo portò a scrivere poi il suo libro Almusnad che conteneva la raccolta di quarantamila Hadith. Allàh l’Altissimo ha favorito questo illustre Imam con una capacità mnemonica per la quale la gente si meravigliava. Disse L’
Imam Asshafi’i: sono andato via da Baghdad e non ho lasciato in questa città nessuno che abbia una conoscenza della giurisprudenza e del sapere in generale o una persona più pia … di ben Hanbal.
Viene anche riferito di lui che era un uomo deciso, paziente, con una visione ideologica ben definita e chiara, pronto a portare le sue forti dimostrazioni.
Nell’anno egirico 212, ci fu un grande problema dottrinale che vide il governatore ‘Abbas prendere posizione con l’erroneo parere che trattava il Sublime Corano come una creatura di Allàh privandolo della qualità di Parola di Allàh. Imam Ahmad prese la posizione veritiera contro questo parere fuorviante dalla Retta Dottrina tanto da costargli, come a molti altri scienziati, la privazione di insegnare e di tenere sedute di sapere. Conseguentemente nel 218 venne torturato e imprigionato da parte del vice-governatore Ishaq ben Ibrahim Alkhaza’i.
Preso poi per portarlo alla residenza del governatore, che si trovava nella periferia Baghdad, arrivarono trovando il governatore morto e al suo posto vi era il fratello Almo’tasim e che prese le stesse posizioni del fratello che lo ha proceduto. Ordinò quindi di imprigionarlo nuovamente e di torturarlo frustandolo e così fecero. Ogni qualvolta, si dice, che veniva colpito cadeva svenuto per la forza con cui veniva colpito. La prigionia e la tortura proseguirono per ben ventotto mesi e quando lo videro che non cedeva dalle sue posizioni venne fatto rilasciare e tornò a poter insegnare.
Nell’anno 227 morì il governatore Almo’tasim e prese il suo posto Alwàthiq bi Allàh che a sua volta ordinò di vietare che l’Imam possa entrare in contatto con la gente, vietandogli nuovamente di insegnare per oltre cinque anni fino a che il governatore morì anch’egli nel 232. Nello stesso anno ricoprì questa carica Almutawachil che prese le giuste posizioni e fece abolire questa falsa convinzione che coinvolgeva il Sublime Corano. Diede all’Imam Ahmad il giusto grado e lo accolse dandogli il suo sostegno. L’Imam Ahmad morì nell’anno 241, anno egirico.

Dopo la morte dello sceicco Ibnu Hanbal non vi era alcuno scritto relativo alla sua scuola e fu l’unico Imam dei quattro (Imam Malik, Imam Asshafi’i, Imam Abu Hanifa) che non non scrisse nulla circa la sua scuola. Infatti a differenza dei tre Imam, che fecero scrivere o scrissero direttamente il loro pensiero in libri che giunsero poi fino a noi, sul pensiero dell’Imam Ahmad ci è stato tutto tramandato da scritti dei suoi allievi tra cui lo sceicco Muhammad ben Isma’il Albukhary (che scrisse Assahih), lo sceicco Abubakr Ahmad ben Muhammad Hani’ Albaghdady, conosciuto come Alathram (ed è il più famoso scrittore che raccolse sull’Imam Ahmad ibnu Hanbal nel libro Assunan fi Alfiqh). Altri furono Abubakr Ahmad ben Khalal con il suo libro Aljàmi’ e che contiene ciò che hanno riportato gli allievi dell’Imam.

Che Allàh gli usi Misericordia e Si compiaccia di lui

domenica 10 febbraio 2008

Ibnu Al Qayim Al Jawziya

In nome di Allàh il Misericordioso il Clementissimo

7 Safar 691 egirico (corrispondente al 1292 milidiaco) – 13 Rajab 751 egirico (corrispondente al 1350)

Il suo vero nome è Muhammad ben Abi Bakr ben Ayoub ben Sa’d ben Huraiz Alzar’i Addimashqi ed è soprannominato con il nome di Ibnu Al Qayim Al Jawziya. Questo appellativo con cui ha acquisito la sua fama deriva dal fatto che suo padre era il rettore di una scuola situata nella zona di Damasco chiamata Suq Al Qamh (in italiano il mercato del grano) e che portava il nome della Scuola Al Jawziya fondata da Muhyi Addin ben Hafedh. Quindi la gente cominciò a chiamarlo Ibnu Al Qayim Al Jawziya (in italiano Figlio del Rettore del Jawziya) in quanto suo padre era il rettore di questa scuola.
Prese la posizione di Imam in questa stessa scuola che divenne conseguentemente trasformata in un tribunale per poi essere chiusa per un periodo e riaperta come scuola per bambini fino a che non prese fuoco nella rivoluzione siriana.
È da rettificare una nozione importante in quanto errore comune: molti nominano Ibnu Al Qayim Al Jawziya e Ibnu Al Jawzi indifferentemente come se fossero la stessa persona; mentre Ibnu Al Jawzi - che Allàh gli usi Misericordia - ha preceduto Ibnu Al Qayim Al Jawziya di duecento anni, ed era uno scienziato e grande teologo. Morto a Baghdad nel 597, anno egirico, Il suo nome completo era AbdelRahman Abu Al Faraj Ibnu Al Jawzi Al Hanbaly. Dalle sue grandi opere Talbis Iblis, un libro che ‘smaschera’ i diabolici comportamenti di Sanata il Lapidato.

Ibnu Al Qayim apprese il suo sapere da notevoli scienziati a lui contemporanei, tra cui risalta in particolare lo sceicco dell’Islàm
Ibnu Taymiya che assieme allo sceicco Almajd Alhirany furono la fonte da cui ha acquisito la giurisprudenza. Ibnu Taymiya fu per Ibnu Al Qayim un modello a cui aspirare. Ne fu influenzato in notevole misura e prese molte delle sue stesse posizioni nel combattere le innovazioni e nel ritornare alla Fonte originaria delle Scritture.

Così come apprese da grandi scienziati anch’egli ebbe allievi di grande importanza. Tra questi suo figlio AbdAllàh, che prese, dopo la sua morte, il suo posto ad insegnare alla scuola Almustansiriya che si trovava nella zona denominata Arrayhan a Damasco. Il più noto allievo di tutti è stato l’esegeta e sceicco Ibnu Kathir.

Nella sua posizione che richiamava la gente al ritorno alla dottrina più ortodossa dell’Islàm dei Salaf (precedenti) e a combattere contro l’eterodossia che si era andata diffondendo, lo Sceicco Ibnu Al Qatim (che Allàh gli usi Misericordia) è stato accolto tra sostenitori e oppositori. Questi ultimi, che erano la stragrande maggioranza anche tra i giuristi del tempo, sono arrivati ad imprigionarlo assieme anche al suo maestro lo
Sciecco Ibnu Taymiya, per poi essere scarcerato solo dopo la morte dello Sceicco dell’Islàm.

Dopo la sua prigionia svolse il rito del Haj (pellegrinaggio) molte volte e si stabilizzò nelle vicinanze di Mecca dove poté dedicarsi alle orazioni nelle sue varie forme.

Tra coloro che lo hanno sostenuto, Ibnu Rajab in particolare e che era un suo allievo, racconta di lui:
‘era – che Allàh gli usi Misericordia – di considerevole devozione verso il suo Creatore. Le sue orazioni e le se veglie erano lunghissime che non ho mai visto nessuno fare come lui. Così come non ho mai visto uno più sapiente di lui e più conoscitore di lui, soprattutto dell’esegesi del Sublime Corano, della Sunna e dell’essenza dell’Iman (il Credo). […]’
L’esegeta lo Sceicco Ibnu Kathir invece dice di lui:
era un grande lettore ed era di egregio comportamento, di grande amore, privo di invidia verso gli altri, non aggrediva e non criticava malamente nessuno, non portava rancori. Ero il più vicino a lui come compagno e amico ed ero colui tra questi a cui voleva più bene.

Che Allàh gli usi Misericordia e si compiaccia di lui

venerdì 8 febbraio 2008

Lo Sceicco dell’Islàm Ibnu Taymiya

In nome di Allàh il Misericordioso il Clementissimo

Lo Sceicco Ahmed Ben AbdelHalim Ibnu Taimiya nasce a Heran il giorno 10 del mese egirico Rabi’ al Awal dell’anno 661. Durante l’anno 668 suo padre lo portò, assieme ai suoi fratelli, con se a Damasco, mentre fuggivano dall’attacco dei Tatari. Appena più grande, apprese il sapere da suo padre e tramite gli sceicchi di Damasco. Apprese da loro le scienze della lingua araba e le scienze teologiche (riguardanti l’esegesi del Sublime Corano, dei Hadith e della giurisprudenza islamica). Possedeva una notevole intelligenza e una memoria straordinaria, sì da permettergli di superare i suoi coetanei di moltissimo quando aveva solo una decina di anni. La sua capacità mnemonica era oggetto di discussione tra la gente di Damasco, giacché ci è stato riportato che un giorno andò da lui uno sceicco proveniente da Halab per mettere alla prova la sua memoria. Gli dettò tredici hadith e dopo aver terminato di recitarli glieli ripeté uno dopo l’altro così come gli ha citati l’esaminatore. Dopo di ché gli citò un numero di asanid (di nomi di catena di tramandazione dei hadith) ricercati e come la prima volta fu in grado di ripetere i nomi uno dopo l’altro come nominati. Lo sceicco stupito esclamò: se ha ancora vita dinnanzi, occuperà una notevole posizione.

Già all’età di diciannove anni andava presso le varie scuole a sedere e discutere con gli scienziati del suo tempo; così quando morì suo padre nel 681 egirico prese il suo posto nell’insegnare la corrente hanbalita. Cominciò a fare l’esegesi del Sublime Corano e della Sunna, e si raccontava circa le sue lezioni che erano condotte con una chiarezza concettuale e precisione linguistica con la sua pacata voce.
La sua sete di sapere era impressionante e non smetteva mai di compiere le sue ricerche, nominando, invocando e ritornando ad Allàh in tutte le situazioni e condizioni. Sapeva fermarsi ai confini prescritti da Allàh, umile verso di Lui, di frequenti digiuni e lunghe veglie (qiyam).

la situazione storica dell’Impero Islamico in cui è vissuto lo Sceicco dell’Islàm era pessima. L’Impero Islamico era in mano ai Mamelucchi che erano estranei alla lingua e lontani nel comprendere la dottrina islamica e le sue prescrizioni. Per questo e altro si diffusero in tutto l’impero delle controversie fuori dall’ideologia islamica e presto si diffusero gruppi e fazioni islamiche e in particolare i gruppi sufi che hanno trovato appoggio e preso forza dai vari governanti.
La lontananza dalla comprensione della Religione islamica da parte dei governanti ha portato questi stessi ad ascoltare i pareri degli innovatori e dei discrepanti che non coincidevano con la Fonte (asl) e l’essenza della dottrina islamica. Sicché la maggior parte delle persone non avevano un unico parere ma diversi, credendo sempre di più alle superstizioni e alle leggende.
E se è vero, come è vero, che gli uomini intraprendono la stessa via di condotta dei loro governanti, in quel periodo si sono diffusi ideologie, comportamenti e rituali fuori dalla linea di condotta islamica. Così anche il pensiero degli intellettuali e i loro discorsi sono stati influenzati da teorie filosofiche estranee all’Islàm e le menti divennero sempre più estraniate nel loro pensiero. Gli intellettuali oziavano nei confronti dello sforzo della comprensione e si dimostrarono sempre più dei emulatori, scontrandosi tra fazioni e confrontandosi con argomentazioni pericolose e appellandosi a fonti diverse al Sublime Corano e la Sunna.

Che Allàh gli usi Misericordia e si compiaccia di lui

martedì 29 gennaio 2008

Il Testamento Islamico

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

La lode appartiene ad Allàh. O Allàh, esalta benedici ed abbi in gloria il Tuo servo e apostolo Muhàmmad, la sua Famiglia e i suoi Compagni.


Quanto sopra doverosamente premesso, io, sottoscritto(a) (nome e cognome) residente attualmente a (nome della località) in via/piazza (indicazione dell’indirizzo), nella piena capacità di intendere e volere ordino, pubblico e dichiaro le mie ultime volontà riguardo al trattamento della mia salma, il mio funerale e la mia sepoltura.

Rendo testimonianza che non c’è divinità tranne Allàh, l’Unico, il Misericordioso l’Onnipotente Creatore dei cieli e della Terra e di quanto vi è in essi, Dio di Abramo, Mosè, Gesù e Muhàmmad, e di tutti i Profeti, su loro la pace. Egli è unico titolare della qualità divina, nella quale non ha condomino a nessun titolo, né di socio, né di figlio.

Rendo testimonianza che Muhàmmad saas è Suo servo, messaggero e ultimo dei Suoi Inviati.

Rendo testimonianza che Allàh è la Verità, che la sua promessa è verità e che l’incontro con Lui è verità.

Rendo testimonianza che l’avvento dell’Ora è verità, riguardo al quale non c’è alcun dubbio, e che Allàh, rifulga lo splendore della sua Luce, scevro di ogni difetto e imperfezione, con certezza resusciterà i morti di tutte le generazioni dell’umanità, della prima e dell’ultima e di tu tutte le intermedie.

Ai miei parenti e amici, ai miei fratelli e alle mie sorelle nell’Islàm, a tutti coloro che rimarranno dopo di me, io consiglio di compiere ogni sforzo per essere veri Musulmani, in obbedienza al loro Creatore, rifulga lo splendore della sua Luce, e di adorarLo, in quanto è solo Lui il titolare del diritto di essere adorato, di temerLo, perché solo Lui ha titolo per essere temuto, e di amare Lui e l’Apostolo suo, Muhàmmad saas con amore completo ed esclusivo. Obbediscano, quindi, a Lui soltanto diffondano e impiantino, saldamente, la Sua religione, l’Islàm, e muoiano in completa e assoluta sottomissione alla Sua Volontà.

Ricordo loro che nessuno, uomo o donna che sia, muore prima che sia giunto il suo tempo di morire; che la durata di ciascuna vita è determinata con precisione prima che ciascuno di noi venga al mondo dall’Onnipotente Creatore, rifulga lo splendore della Sua luce. La morte è un evento tragico soltanto per colui o colei che ha vissuto la sua vita, ingannando se stesso senza sottomettersi al Creatore e senza prepararsi al ritorno finale a Lui. Non affliggetevi, quindi, per la mia dipartita, ma traetene spunto per fare opportuni preparativi alla vostra. Siate pazienti e composti nel cordoglio come la religione dell’Islàm prescrive. L’Islàm consente che il lutto dei parenti non superi i tre giorni, benché alle vedove sia richiesto il lutto per quattro mesi lunari e dieci giorni, fino a quando, cioè, la loro ‘iddah (periodo di attesa) sia conclusa. Le eccessive lamentazioni e le scene di disperazione sono proibite dal Creatore e riflettono soltanto mancanza di consapevolezza islamica e subordinazione alla volontà di Lui, rifulga lo splendore della sua Luce.

Infine, chiedo a tutti i miei parenti, amici e a tutti gli altri, sia che abbiano scelto di credere in ciò che io credo sia che non lo abbiano fatto, di rispettare il mio diritto insopprimibile a questo Credo, garantitomi dalla Costituzione della Repubblica Italiana, agli articoli 19 e 21. Chiedo loro di rispettare questo documento, da me redatto, e di non opporvisi o modificarlo. Piuttosto curino che la mia sepoltura avvenga come io ho richiesto che avvenga e che i miei beni siano secondo le mie precise disposizioni al riguardo. In relazione a quanto sopra, Io ordino che nessuna autopsia o imbalsamatura venga eseguita sulla mia salma, a meno che non sia richiesto dalla legge e che senza ritardo la mia salma venga lavata, composta in sudario con teli scevri da ogni ornamento e poi inumata, dopo che sia stato eseguito il rito del funerale, e che tutto questo sia eseguito da Musulmani, in osservanza dei dettami dell’Islàm.

Quanto sopra premesso, affido al fratello (indicare nome e cognome) residente a (indicare indirizzo e numero/i di telefono) l’incarico di eseguire queste mie volontà ed espletare gli adempimenti necessari per il mio funerale e la mia sepoltura secondo le norme dell’Islàm.

Nel caso che il sunnominato non sia in grado di eseguire l’incarico affido l’incarico di cui spora, in via sostitutiva al fratello (indicare nome e cognome, indirizzo e numero/i di telefono) e nel caso anche quest’ultimo non possa o voglia accettare l’incarico, nomino esecutivo il Presidente del Centro Islamico della o della comunità, o Associazione islamica della zona dove sarà avvenuto il mio funerale e la mia sepoltura; dispongo che nessuna cerimonia funebre non islamica venga eseguita in relazione alla mia morte e riguardo alla mia salma; dispongo che il mio funerale non sia accompagnato da marce funebri, bandiere, stelle e mezzelune, ritratti, simboli islamici e non islamici, e che essi vengano collocati sul luogo della mia sepoltura; dispongo che la mia salma non sia trasportata oltre una ragionevole distanza dal luogo della mia morte, specialmente quando il trasporto richiederebbe l’imbalsamazione, a meno che il trasporto a lunga distanza non si renda necessaria per raggiungere il più vicino cimitero musulmano, o altro cimitero musulmano scelto dalla mia famiglia musulmana; dispongo che la mia tomba sia scavata nella terra in completa conformità alle regole della pratica islamica e che essa sia orientata nella direzione della Mecca, nella penisola araba, in direzione della quale si orientano i Musulmani nel Rito d’adorazione; dispongo che la a sala, avvolta nel sudario, sia sepolta, senza cassa, in modo che sia separata dalla terra. Nel caso che leggi locali prescrivano inderogabilmente che la sepoltura avvenga in una bara, ordino che essa sia del tipo più semplice e più economico possibile e, inoltre, che la bara sia lasciata aperta durante le esequie e riempita di terra a meno che non sia proibito dalla legge; dispongo che la mia tomba sia sllo stesso livello del suolo o solo leggermente più alta, senza costruzioni o strutture permanenti di qualsiasi genere su es; l’indicatore, se necessario, ha da essere una semplice pietra, sulla quale non ci devono essere iscrizioni o simboli, al solo scopo di indicare la presenza della tomba.

Seguono le diposizioni testamentarie relative al patrimonio

Nome legale …
Nome islamico se differente …
Firma autografa
Autentica notarile della firma
Firme dei testimoni
Firme del notaio


L’atto dovrà essere redatto in triplice copia, una delle quali è per l’archivio notarile, una per il testatore e una per l’esecutore testamentario.

domenica 20 gennaio 2008

As-shirq nel Sublime Corano

Nel nome di Allàh il Misericorde il Clementissimo

As-shirq (associare altri ad Allàh) è l’unico peccato che Allàh non perdona ai suoi servi e in passato, come il Sublime Corano ci informa, la maggior parte dei popoli ha quasi sempre associato ad Allàh qualche sua creazione o qualche sua creatura.

Alcuni figli d’Israele hanno adorato il vitello costruito con gli ornamenti del popolo, altri poi hanno attribuito ad Allàh ‘uzayr (nella terminologia biblica è conosciuto come Esdra) come figlio, come anche i nazareni hanno sostenuto (e sostengono tuttora) con il Messia figlio di Maria, mentre L’Uno, L’Unico, L’Unipersonale ha risposto nel Sublime Corano:

Dicendo i giudei: "Esdra è figlio di Allàh"; e i nazareni dicono "il Messia è figlio di Allàh". Questo è quello che esce dalle loro bocche. Ripetono
le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allàh. Quanto sono fuorviati! (30)
Hanno preso i loro rabbini, i loro monaci e il Messia figlio di Maria, come signori all’infuori di Allàh, quando non era stato loro ordinato se non di adorare un Dio unico. Non vi è dio all’infuori di Lui! Gloria a Lui ben oltre ciò che Gli associano! (31)

(Attawba - IX; 30-31)

Allàh l’Altissimo in più passi del Sublime Corano risponde ai nazareni, per la gravità dell’ingiuria attribuita ad Allàh. In questi passi nega che il concetto che sostiene che il Messia (Gesù) figlio di Maria sia Allàh stesso dicendo:

sono certamente miscredenti quelli che dicono: "Allàh è il Messia figlio di Maria". Dì: "chi potrebbe opporsi ad Allàh, se Egli volesse far perire il Messia figlio di Maria, insieme con sua madre e a tutti quelli che sono sulla terra? Ad Allàh appartiene la sovranità sui cieli, sulla terra e su tutto quello che vi è frammezzo!". Egli crea quello che vuole, Allàh è onnipotente. (17)
Giudei e nazareni dicono: "Siamo figli di Allàh ed i suoi prediletti". Dì: "Perché allora vi castiga per i vostri peccati? Sì, non siete che uomini come altri che Lui ha creato. Egli perdona a chi vuole e castiga chi vuole. Ad Allàh appartiene la sovranità sui cieli e sulla terra e su quello che vi è frammezzo. A Lui farete ritorno". (18)

sono certamente miscredenti quelli che dicono: "Allàh è il Messia, figlio di Maria!". Mentre il Messia disse: "O Figli di Israele, adorate Allàh, mio Signore e vostro Signore". Quanto a chi attribuisce consimili ad Allàh, Allàh gli preclude il Paradiso, il suo rifugio sarà il Fuoco. Gli ingiusti non avranno chi li soccorra! (72)

(Al Ma'ida - V; 17 - 18, 72)

Per quanto riguarda la trinità, che vuole rendere Allàh parte di tre, Allàh dice:

Sono certamente miscredenti quelli che dicono: "In verità Allàh è terzo di tre". Mentre non c’è dio all’infuori di Dio Unico! E se non cessano il loro dire, un castigo doloroso giungerà ai miscredenti. (73)
il Messia, figlio di Maria, non era che un messaggero. Altri messaggeri erano venuti prima di lui, e sua madre era una veridica. Eppure entrambi mangiano cibo. Guarda come rendiamo evidenti i Nostri segni, quindi guarda come se ne allontanano. (75)

(Al Ma'ida - V; 73, 75)

domenica 16 dicembre 2007

La Prova dell’Inesistenza di Dio

In nome di Allàh il Misericordioso il Clementissimo

Nonostante io non sia un ateo concordo con lo scrittore bolognese Stefano Benni quando dice "Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore"; solo che io, al contrario del signor Benni, so di certo che Dio non esiste! Questa affermazione per quanto strana può sembrare è la verità. Dio, o meglio Iddio l'Uno, l'Unico e l'Unipersonale a cui i musulmani si prostrano per più di cinque volte al giorno, non esiste; eppure comprendere questa apparente contraddizione è molto semplice. Cominciamo ad analizzare il concetto di esistenza che si è soliti, i religiosi e la gente comune intendo, attribuire al Creatore. Esistenza è una parola che deriva dal latino ed è così composta: ex più sintentia, ovvero avere l'essere da un altro. Qui si spiega il motivo della falsa frase che sostiene l'esistenza di Dio. In altre parole, se Dio esiste allora esso dipende da un altro superiore a lui; e se dio esiste vuol dire che egli ha avuto un'inizio e avrà una fine; e se dio esiste allora vuol dire che appartiene all'esistenza e quindi è assoggettato al tempo e tutto ciò che ne consegue. Per tanto e come Iddio stesso si definisce nel Sublime Corano, Iddio E'; Egli è l'Essenza, Egli non appartiene all'esistente ma è il Creatore dell'esistenza stessa. D'altro canto c'è da dire che, all'infuori dell'Islàm, tutte le religioni credono in degli dei che esistono; quindi noi rispettiamo a fondo, anche se non condividiamo, il loro credo! Per l'Islàm ogni dottrina che vuole provare l'esistenza di Iddio è, per quanto esplicitato prima, priva di veridicità.
Fatto questo primo passo, ora possiamo passare alla dimostrazione pratica della non esistenza di Iddio, o meglio ancora della Sua Essenza come Creatore dell'Universo.
Recenti studi sociologici hanno portato alla dimostrazione che tutte le nozioni che apprendiamo e che noi riusciamo a comprendere mentalmente hanno tutti una fonte sola, ovvero l'esperienza. Può essere l'esperienza diretta o indiretta, come ad esempio la nozione di partorire o di nascere, di mangiare o dormire... sono tutte nozioni che hanno la stessa fonte.
Rimane un solo dilemma: due nozioni non rientrano nella nostra esperienza e di cui noi comunque ne abbiamo coscienza. Sono la nozione di creare e nulla. Infatti al 'creare' come significante, si associa il significato di produzione di qualcosa mediante un semplice atto di volontà (per chi non ci crede può visionare il vocabolario), mentre il significante nulla sempre per i vocabolari vuol dire nessuna cosa. Ora nessuno mai ha prodotto niente dal nulla mediante un atto di volontà, mentre non abbiamo nemmeno l'esperienza del nulla in quanto abbiamo solamente l'esperienza del concetto del niente (noi diciamo non c'è niente, ma qualcosa sappiamo che c'è: l'aria). Quindi bisogna supporre che ci sia un'altra fonte da cui apprendiamo queste nozioni che non sia solo l'esperienza, altrimenti non si riuscirebbe a comprendere la provenienza di questi due concetti. Andando a rivedere nei più antichi testi in cui sono riportate queste due nozioni si scopre che i primi libri di cui abbiamo traccia e che li contengono sono i tre libri sacri dei monoteisti: la Torah, il Vangelo e il Sublime Corano. Tutte tre questi testi riportano queste due nozioni spiegandone il concetto, quindi si può dire con certezza che Colui che ha 'scritto' questi libri non è certo mano di creatura umana; ma come sostengono gli stessi testi di essere, sono ispirati e dettati dall'Essenza, da Egli, da Colui che ha creato i Cieli e la Terra.
Allàh l’Altissimo dice nel Sublime Corano riferendosi alla provenienza dello stesso Libro:

La rivelazione del Libro proviene da Allah,
l'Eccelso, il Saggio. [Corano, XLVI:2]

Sul Vangelo Egli dice:

Mandammo poi sulle loro orme i Nostri messaggeri e mandammo Gesù figlio di
Maria, al quale demmo il Vangelo. Mettemmo nel cuore di coloro che lo seguirono
dolcezza e compassione; il monachesimo, invece, lo istituirono da loro stessi,
soltanto per ricercare il compiacimento di Allah. Non fummo Noi a prescriverlo.
Ma non lo rispettarono come avrebbero dovuto. Demmo la loro ricompensa a quanti
fra loro credettero, ma molti altri furono empi . [Corano, LVII:27]

Riferendosi invece alla Torah:

Facemmo scendere la Torâh, fonte di guida e di luce. Con essa giudicavano
tra i giudei, i profeti sottomessi ad Allah, e i rabbini e i dottori:
[giudicavano] in base a quella parte dei precetti di Allah che era stata loro
affidata e della quale erano testimoni. Non temete gli uomini, ma temete Me. E
non svendete a vil prezzo i segni Miei. Coloro che non giudicano secondo quello
che Allah ha fatto scendere, questi sono i miscredenti. [Corano, V:44]

Mentre per quanto riguarda la Creazione dicono questi versetti:

Benedetto Colui nella Cui mano è la
sovranità, Egli è onnipotente;
Colui Che ha creato la morte e la vita per
mettere alla prova chi di voi meglio opera, Egli è l'Eccelso, il Perdonatore;
Colui Che ha creato sette cieli sovrapposti senza che tu veda alcun difetto
nella creazione del Compassionevole. Osserva, vedi una qualche fenditura?
Osserva ancora due volte: il tuo sguardo ricadrà, stanco e sfinito .[Corano,
LXVII:1-4]